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    COSA GUARDANO LE BANCHE PER CONCEDERE CREDITO: LE CONDIZIONI DI EQUILIBRIO FINANZIARIO
    16/11/2017

    L’attività operativa deve essere finanziariamente alimentata. L’esame del profilo finanziario riguarda la tipicamente gestione finanziaria passiva; si tratta dell’area di gestione nella quale si raccolgono tutte le diverse operazioni di provvista dei mezzi finanziari necessari per fronteggiare i vari fabbisogni aziendali. Ovviamente, poiché raccolta e impiego dei capitali sono due facce della stessa medaglia, l’analisi della gestione finanziaria considera anche il profilo finanziario delle operazioni d’impiego dei capitali.

    La finalità conoscitiva perseguita è quella di misurare il grado di solvibilità dell’impresa. Con il termine solvibilità possiamo intendere la capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni di pagamento.

    La solvibilità può essere apprezzata su due piani:

    • liquidità;
    • solidità patrimoniale.

    Il concetto di liquidità si ricollega alla capacità dell’impresa di far fronte istante per istante ai propri impegni di pagamento; si tratta, dunque, di una solvibilità di breve termine. Il termine solidità patrimoniale si intende, invece, come all’attitudine dell’impresa di far fronte agli impegni di pagamento complessivamente e definitivamente, in un futuro non a breve.

    L’analisi della solvibilità mira a determinare il grado di rischio che corre chi presta soldi all’impresa. Tale rischio è definibile come rischio finanziario, inteso nell’accezione specifica di rischio di credito. In questa accezione, il rischio finanziario esprime la probabilità che l’impresa non riesca a rimborsare i propri debiti nei tempi e/o negli importi stabiliti.

    Guardando al rischio finanziario nei termini indicati, esso si precisa lungo due dimensioni:

    • probabilità che l’impresa non riesca ad adempiere puntualmente, alla scadenza, agli impegni di pagamento. Si tratta, dunque, di un rischio relativo ai tempi e riconducibile al profilo della liquidità;
    • probabilità che l’impresa non riesca a rimborsare i capitali complessivamente ricevuti, indipendentemente dalla puntualità del rimborso. Si tratta, dunque, di un rischio relativo agli importi e legato al profilo della solidità.

    Il secondo rischio “assorbe” il primo. Esso, infatti, configura la condizione di rischio estrema nella quale parte dei (o tutti i) capitali con vincolo di debito non possono “comunque” essere rimborsati causando, per il finanziatore esterno, una perdita secca del denaro prestato.

    Il rischio finanziario, così come presentato, assume significati diversi a seconda del soggetto che è chiamato a valutarlo. Condizioni giudicate da un finanziatore esterno come molto rischiose possono essere ritenute accettabili dall’imprenditore finanziato.

    Indubbiamente, il problema della solvibilità investe in primo luogo il finanziatore esterno che conferisce capitali con vincolo di debito per l’impresa. Il perché è fin troppo evidente. La questione, però, tocca direttamente e pesantemente anche gli amministratori dell’impresa. Infatti, ogni impresa, per vivere, ha bisogno di capitali di terzi. Qualunque condizione di incaglio finanziario è destinata ad allontanare dall’impresa i finanziatori, pregiudicando così lo svolgimento della gestione. La solvibilità, in sostanza, non è un problema solo di chi presta i soldi ma anche di chi, quei soldi, chiede ai terzi.

    I nostri consulenti territoriali sono a disposizione per ogni chiarimento.