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    ATTI DEL CONVEGNO “LA DISRUPTION NEL MONDO DELLA FINANZA: NUOVI SCENARI E NUOVI STRUMENTI”
    21/06/2017

    “La conoscenza è il primo fattore di sviluppo dell’impresa”

    “L’incremento della conoscenza è il primo fattore di sviluppo che l’imprenditore e l’impresa deve avere. […] Per incrementare le conoscenze bisogna avere consapevolezza dell’umano e l’umiltà di riconoscere che la persona ha bisogno di crescere/accrescere una capacità di giudizio che normalmente si sviluppa se la persona entra in relazione con altri che operano, che costruiscono e che rischiano: è in questo scambio che si approfondiscono le conoscenze. […] Quindi l’incontro vuole essere un contributo per l’approfondimento delle nostre conoscenze e per porre in essere azioni coerenti per affrontare un contesto difficile come quello attuale”.

    È così che il Presidente del Cosvim Group, MASSIMO VALENTINI, ha aperto l’incontro dal titolo “La Disruption nel Mondo della Finanza: nuovi scenari e nuovi strumenti” che si è tenuto giovedì 8 giugno all’Hotel David Palas di Porto San Giorgio.

    Lo scenario attuale. Valentini ha introdotto l’incontro partendo dalla disamina dello scenario attuale, sostenendo che “se non ci si rende conto del contesto, qualsiasi azione messa in atto può non risultare pertinente” per raggiungere i propri obiettivi. La crisi del sistema finanziario ha causato la crisi economica a livello internazionale e questo ha colpito soprattutto i paesi, come l’Italia, che avevano un alto debito pubblico e un tessuto economico formato da microimprese.

    Anche le banche italiane hanno sofferto la crisi per tre ordini di motivi:

    1. non hanno colto l’occasione di ricapitalizzarsi quando l’Unione Europea permetteva di farlo;
    2. alcuni istituti evidenziano ancora notevole ritardo nell’adeguamento al nuovo contesto di mercato, mantenendo modelli organizzativi tradizionali, con presenza molto capillare sul territorio, costituita da filiali tradizionali;
    3. le nuove norme regolamentari, anche conseguenti alla crisi finanziaria, hanno caratterizzato un cambiamento copernicano nella modalità di approccio delle banche al mercato del credito e alle imprese (spersonalizzazione dei rapporti, basandoli esclusivamente sul merito creditizio definito dai modelli di rating).

    Questa nuova impostazione, basata sul sistema di rating, ha implicato in venir meno di una corresponsabilità nella gestione dei rapporti (delegata agli automatismi) e quindi deresponsabilizzando il personale dagli obiettivi della banca.

    Che impatto c’è stato sulle imprese e sui territori locali? Il credito si è spostato a favore di aziende con rating di buona qualità, lasciando quelle con rating più bassi senza il necessario supporto finanziario. Inoltre la scomparsa di importanti banche territoriali locali ha avuto un notevole impatto sociale ed occupazionale facendo emergere un esubero di personale in conseguenza della chiusura di molte filiali.

    Quale impatto sulle banche? Si evidenziano banche che non riescono ad adeguarsi alla nuova logica di mercato, che continuano ad essere autoreferenziali e quindi non riescono ad intercettare i bisogni della clientela e altre banche che invece stanno facendo un lavoro interessante per adeguarsi alle nuove dinamiche e quindi esser pertinenti nell’offerta di servizi necessari alle imprese.

    Quali sono le sfide e le nuove opportunità per gli imprenditori? Anche dentro questo contesto di cambiamento c’è un percorso positivo da poter compiere. Per prima cosa bisogna lavorare per cambiare la modalità del rapporto con la banca, modificando l’organizzazione dell’impresa e adottando pratiche manageriali moderne.

    Quindi non è sufficiente dire che va male ed è dura. Occorre lavorare per conoscere il nuovo che avanza e che nasconde sempre delle opportunità per chi si mette umilmente in discussione ed entra in relazione con gli altri. Occorre utilizzare le nuove opportunità offerte dalla finanza: fintech, crowdfunding, piattaforme “peer to peer lending” (prestito diretto fra privati), minibond, ecc…

    Per parlare del nuovo modo di fare banca è intervenuto GIUSEPPE PAGLIONE, Direttore Area Imprese Marche Sud, Abruzzo e Molise di Intesa San Paolo.

    Paglione ha aperto il su intervento partendo da alcuni dati: “Il sistema bancario negli ultimi anni ha accusato delle flessioni ma il Gruppo Intesa Sanpaolo in questo periodo ha continuato a servire ancora di più i propri clienti: erogati 53 mld di Euro nel 2016 con 90.000 dipendenti costantemente impegnati nel rapporto con le imprese”.

    ISP da due anni ha avviato il “Progetto filiera” che ha l’obiettivo di mappare quali sono le aziende italiane migliori, per implementare azioni volte a fornire credito e servizi ai loro fornitori. Grazie al plafond che ISP ha messo a disposizione, riesce a concedere maggior credito a quelle aziende introdotte della filiera (migliorando i loro rating), premiando tutto il processo e potendo loro offrire servizi innovativi: in sostanza le grandi aziende trainano le più piccole, legate alla loro filiera.

    Ad oggi in Italia sono state selezionate 390 Aziende Capofiliera, dei loro fornitori sono attualmente nel progetto filiera 15.000 aziende (circa il 15% delle aziende italiane) per un totale di 60 miliardi di volume, per le quali è stato stanziato un plafond di 20 Miliardi di Euro (tra Marche ed Abruzzo sono attualmente stati selezionati 126 Capofila di tutti i settori).

    Da una analisi effettuata da ISP su 59.547 imprese manifatturiere italiane clienti emerge che la competitività delle aziende della filiera è molto più alta di quelle al di fuori della filiera, grazie anche a investimenti su alcuni asset intangibili. Alcuni intangibili comportano un vantaggio competitivo importante: le aziende che investono sugli intangibili (certificazioni di qualità, brevetti e marchi, certificazione ambientale, ecc..) si differenziano per tassi più alti di crescita sia di fatturato sia di marginalità sia di patrimonializzazione “grazie all’innescarsi di un circolo virtuoso in azienda”.

    Per dimostrare il cambiamento in atto e introdurre la presentazione dell’“Innovation Center Intesa San Paolo”, il dott. Paglione ha portato l’esempio di quattro grandi player internazionali: “Uber, il più grande gestore di taxi non ha veicoli di proprietà; Facebook, il più grande contenitore di media al mondo ma non crea contenuto ma scambia solo informazioni; Alibaba, il più grande venditore al mondo non ha neanche un magazzino fisico; Airbnb, il più grande fornitore di alloggi al mondo non ha nessun immobile di proprietà, neanche la sede”. Questi esempi dimostrano che i paradigmi che erano veri in passato sono completamente cambiati e anche Intesa ha cambiato il proprio modo di servire i clienti. “Oggi nel panorama italiano ed europeo Intesa è la “Ferrari” del sistema bancario grazie anche al suo Innovation Center: più di 100 persone impegnate costantemente per fare innovazione alla ricerca di nuove soluzioni da proporre alla clientela, investendo nel 2016 oltre 100 milioni di Euro e portando a buon fine circa 50 progetti (ad esempio la completa digitalizzazione delle filiali)”.

    Le principali iniziative innovative proposte sono:

    • TechMarketplace: piattaforma per l’incontro tra domanda e offerta di innovazione con oltre 5.000 domande e 1.500 offerte di innovazione che cercano qualcuno che possano investire nel progetto.
    • OpportunityNetwork: una piattaforma digitale per lo Sviluppo di Opportunità di Business a livello mondiale con accesso referenziato da parte del Gruppo Intesa.
    • In Offerta: programma di digital marketing che mette in connessione tutti i clienti del Gruppo Intesa per favorire lo scambio di prodotti e servizi fra loro.
    • Consulenza su Operations & Innovation Management: Intesa insieme a Considi (società di consulenza di direzione specializzata) affianca le aziende con l’obiettivo di accrescere la competitività attraverso innovazione di prodotti e servizi, sviluppo di nuovi modelli di business e miglioramento dell’efficacia ed efficienza dei processi.

    A chiusura del suo intervento il dott. Paglione ha delineato le principali strategie che il Gruppo Intesa sta perseguendo, affermando che tutte le richieste non sono valutate solo tramite il rating, ma si cerca di capire dove l’azienda cliente si potrà trovare fra 2 o 3 anni, affermando che “il Business Plan deve essere una cosa normale per tutte le aziende”.

    Le principali iniziative di sostegno agli investimenti del Gruppo Intesa, sottolineate dal dott. Paglione sono:

    1. Finanziamento degli investimenti orientati verso l’industria 4.0, concedendo finanziamenti fino al 100% degli investimenti e incrementando gli affidamenti a breve da +20% a +40%;
    2. Facoltà di delibera decentrata sui direttori delle filiali imprese pari a quella del direttore regionale (in Italia ci sono 8 direttori regionali ed una di queste è grande quanto tutta BNL).

    Nella seconda sessione si è parlato di “Minibond”, con ROBERTO IMBIMBO, Presidente della Frigiolini & Partners Merchant Srl, che ha aperto il sul intervento affermando che “Durante la crisi, l’imprenditoria italiana è crollata perché era fragile: fare gli imprenditori con il 70% di finanziamenti bancari è un dato non reale, le banche le abbiamo massacrate. […] I modelli da perseguire sono quelli anglosassoni (33% equity, 33% sistema bancario, 33% libero mercato)”.

    Secondo Imbimbo l’imprenditore deve imparare a competere sui mercati internazionali.

    I sistemi di rating sono basati sui bilanci: gli imprenditori per chiedere denaro al sistema devono “diventare adulti” e non aggiustare il bilancio per pagare meno tasse. È necessario comprendere che “il bilancio dovrebbe essere uno strumento di comunicazione, di trasparenza e di correttezza. Il Business Plan non è un racconto di 4 numeri messi insieme ma un progetto complesso che deve reggere ad uno stress-test”.

    Ha poi proseguito partendo da un dato: “In Italia c’è un fabbisogno di 300milirdi di €uro per essere competitivi sul mercato internazionale. I minibond sono una scelta integrativa al primo fornitore di denaro, cioè il sistema bancario, accedendo ad altro fornitore e andando a libero mercato”. […] “In Italia non c’è un problema di liquidità, ce n’è anche troppa di liquidità, il vero problema è accedere a questa liquidità. Chi investe denaro vuole sapere non solo il rating e i bilanci ma la tua reputazione, soprattutto la mappatura dei rischi aziendali”. […] “Tutto sta nel vestirsi bene per poterlo andate a prendere”.

    Per dimostrare l’esperienza acquisita sul campo dalla Frigiolini, il dott. Imbimbo ha poi sottolineato alcuni dati operativi: nel 2016 la Frigiolini ha portato a termine 15 emissioni (quando MedioBanca ne ha fatte 5), già nel primo semestre 2017 ne sono state fatte 11 e ne hanno pronte altre 130 da far partire.

    C’è una forte domanda di corsi per crescere”. L’attività della Frigiolini è prima di tutto orientata a fornire formazione per poter accedere al libero mercato: Company profile, Business Plan credibile, Legal Memorandum, mappatura dei rischi e proiezione finanziaria sono gli strumenti da imparare a utilizzare. “Non ci occupiamo di fare emissioni, ci occupiamo di formare emittenti tramite piccole emissioni di Mini bond short term con taglio 500 mila Euro con scadenza a 6 mesi”. I tassi di remunerazione sono legati al rischio. Dopo 6 mesi si rinnova la fiducia sottoscrivendo la nuova emissione: l’obiettivo è abituare l’imprenditore a pianificare la necessità della finanza tramite il controllo di gestione e un ufficio amministrativo e finanziario strutturato.

    Il dott. Imbimbo ha concluso il suo intervento sottolineando tre interessanti caratteristiche dei minibond:

    1. non si emettono su garanzia diretta;
    2. non necessitano di documenti istituzionali ma serve il business plan;
    3. non vanno ad appesantire la centrale rischi.

    Il nostro lavoro è di creare il collegamento fra investitori ed emittenti”.

    Clicca per visualizzare le Slide Paglione – Intesa SanPaolo

    Clicca per visualizzare le Slide Imbimbo – Frigiolini & Partners Merchant Srl

    Clicca per visualizzare il Video integrale dell’incontro